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Collazione dei beni

La collazione è l'atto col quale taluni soggetti (figli e loro discendenti, nonché il coniuge), che abbiamo accettato l'eredità, conferiscono nell'asse ereditario quanto hanno ricevuto dal defunto in vita per donazione.

La collazione è obbligatoria per legge salvo che il donatario ne sia stato dispensato dal donante.

Presupposto perché operi l'obbligo della collazione è che il donatario accetti l'eredità.

Ad esempio: un vedovo con due figli muore lasciando beni per un valore di 100. In vita aveva effettuato una donazione a favore del figlio A per un valore di 50, mentre nessuna donazione era stata fatta a favore del figlio B. In questo caso potranno verificarsi le seguenti situazioni:

  1. Se il figlio A accetta l'eredità, egli sarà tenuto a restituire alla massa ciò che ha ricevuto in vita dal testatore (50), formando così un patrimonio da dividere con il proprio fratello pari a 150. In tal caso, ai sensi dell'art. 566 c.c., il patrimonio dovrà dividersi in parti eguali e quindi tanto il figlio A quanto il figlio B otterranno un valore di 75 [(100+50):2)].
  2. Se invece il figlio A decidesse di non accettare l'eredità del padre egli potrà trattenere la donazione a lui fatta (50), ma l'eredità verrà interamente devoluta al fratello B, il quale riceverà 100. Si tratta in questo caso di un conferimento reale, e quindi non va confuso con l'operazione, puramente fittizia, che consiste nel sommare ciò che è rimasto nel patrimonio a ciò che è stato regalato in vita.
I beni devo essere conferiti per imputazione o in natura a seconda della loro natura mobile o immobile. Nel caso di donazione di un immobile, l'erede soggetto a collazione è tenuto a conferire il bene in natura, mentre nel caso di donazione di beni mobili (ad esempio il denaro o un gioiello), questi devono essere imputati per valore.