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Donazione

La donazione è il contratto col quale una parte, per spirito di liberalità, ne arricchisce un'altra disponendo a favore di questa di un diritto o assumendo verso questa una obbligazione.

Gli elementi della donazione sono quindi:

  • lo spirito di liberalità (c.d. animus donandi): esso costituisce la causa di tutti i negozi liberali e non va confuso con i motivi individuali e contingenti, che spingono il donante alla liberalità;
  • l'arricchimento, ossia l'incremento del patrimonio del donatario con correlativo depauperamento del donante.
La donazione deve essere stipulata con atto pubblico. In mancanza di questa forma, l'atto è nullo (art. 782 c.c.).

La forma dell'atto pubblico non è necessaria quando si effettua una donazione di modico valore. In questi casi è sufficiente la semplice consegna del bene.

La donazione si può impugnare per errore sul motivo della donazione stessa, ma soltanto se il motivo risulti sull'atto e sia stato l'unico che ha determinato il donante a compiere la liberalità (art. 787 c.c.).

Dopo che è stata accettata, la donazione può essere revocata soltanto per due gravi motivi (art. 800 c.c.):

  • per ingratitudine, quando il donante subisca ingiuria, tentato omicidio, calunnia o altri atti offensivi da parte del donatario (in questo caso, il donante ha tempo un anno dal giorno in cui scopre l'ingratitudine per revocare la donazione);
  • nel caso di sopravvenienza di un figlio del donante o nel caso in cui questi ignorasse l'esistenza di un figlio (si ha tempo 5 anni dal giorno della nascita o dal giorno in cui si è scoperto di avere un figlio per revocare la liberalità).
Nel caso di donazione effettuata in occasione di un matrimonio (c.d. donazione obnuziale), non è necessaria l'accettazione espressa, ma la liberalità non sarà efficace finché non sarà celebrato il matrimonio (art. 785 c.c.).